Emergenza ciclone Idai

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Carissimi,
vi scrivo appena tornata da Beira per mettervi a parte della grave emergenza umanitaria che si sta vivendo in quella parte del Mozambico.
Vedere i servizi alla tv o sul giornale non dà la reale dimensione della catastrofe che si è abbattuta con il ciclone Idai nei giorni 14 e 15 marzo. I nostri bambini – quelli che da tanti anni aiutiamo ad andare a scuola – ci stanno raccontando di una furia della natura che, mentre flagellava Beira e le zone circostanti, sembrava non finire più. Il 99% delle case dove vivevano, abitazioni precarie con tetti di zinco, sono state scoperchiate e distrutte in brevissimo tempo. Ma anche tante altre costruzioni, apparentemente più robuste, hanno avuto grossi danni e trascinato con sé molte vite umane.


Una delle tragedie più gravi è avvenuta nell’ospedale provinciale dove sono morti 5 neonati che erano ricoverati nel reparto di maternità a causa del cedimento del tetto e altri 160 pazienti hanno perso la vita a causa de macchinari che si sono spenti per la mancanza di energia e la caduta della struttura.
Paradossalmente ha tenuto il Grand Hotel Beira, un edificio costruito nei primi anni ’50 del secolo scorso, che al tempo della sua inaugurazione era considerato il più lussuoso dell’Africa meridionale e che è stato depredato fino a diventare un rudere dove da anni hanno trovato riparo molte famiglie povere. Lì abitano una ventina dei bambini sostenuti a distanza, grazie a Dio sono tutti salvi!



Al momento non c’è elettricità né acqua corrente e la gente che non ha i soldi per comprare l’acqua in bottiglia ricorre a fonti non sicure o addirittura alle pozzanghere, tanto che si teme un’epidemia di colera che potrebbe fare addirittura più vittime del ciclone.

Con il miglioramento del tempo partiranno i nostri aiuti umanitari. Vogliamo aiutare le famiglie dei bambini inclusi nel programma di sostegno a distanza a riparare le loro abitazioni e ritornare alla normalità, quindi distribuiremo materiali di costruzione e attrezzi più qualche utensile da cucina e cibo per un mese, compresi riso, farina di mais, fagioli, olio, sale e zucchero. Al contempo ripeteremo la distribuzione dei kit scolastici ai bambini, perché sappiamo che molti di loro li hanno persi a causa del ciclone.



In due distretti, quelli di Dondo e Beira, costruiremo delle piccole “Case del Sole”, ovvero degli spazi a misura di bambino situati vicino i campi sfollati. In questi centri i bambini e i ragazzi rimasti senza un tetto con le loro famiglie potranno ritrovare un po’ della loro vita prima del ciclone grazie alle attività ricreative e socio-educative, e all’assistenza psicosociale offerta dai nostri operatori. Tutto questo sarà possibile se continuerete a sostenerci anche nei prossimi mesi, una catastrofe così purtroppo non può essere cancellata in breve tempo, ma vogliamo fare di tutto perché ritorni il sorriso sul viso dei bambini del Mozambico.

Sofia Palandri, Delegata di Terre des Hommes in Mozambico